Intervista a Giovanna Paladino, Intesa San Paolo, Museo del Risparmio.
E’ la volta di Giovanna Paladino, Head of Technical Secretariat of the Presidency IntesaSanpaolo, Direttrice e Curatrice del Museo del Risparmio di Torino. Molto impegnata, da sempre, sui temi dell’indipendenza economica femminile, una delle prime cause di mancanza di autonomia delle donne e spesso causa di violenza sulle donne non solo psicologica.
Le donne sono ancora oggi sottomesse al compagno, marito, padre nelle questioni economiche o è stata raggiunta una maggiore autonomia?
La condizione economica delle donne è parzialmente migliorata negli ultimi decenni, grazie a progressi legislativi, sociali ed educativi che in linea teorica hanno favorito una maggiore indipendenza finanziaria. Tuttavia, persistono disuguaglianze strutturali che limitano l’autonomia femminile anche in Italia. In numerosi contesti, le donne continuano a subire pressioni economiche da parte di partner, familiari o istituzioni, sia a causa di barriere culturali sia per il divario retributivo e le minori opportunità di avanzamento professionale. La disparità di accesso alle risorse economiche e alla gestione del patrimonio rimane un tema centrale. In Italia, nonostante l’aumento del tasso di occupazione femminile, nel 2024 intorno al 53,5%, non si è ridotto il divario di oltre 17 punti percentuali rispetto agli uomini e dalla corrispondente media occupazionale in Europa, che supera il 70%. Le donne che non hanno un conto corrente né individuale né condiviso sono ancora troppe, circa il 20%, e solo il 67 % di chi lo ha, lo gestisce in autonomia. Ci sono ancora donne lavoratrici che fanno accreditare lo stipendio sul conto del marito. Per questo seppure qualche progresso ci sia stato, soprattutto tra le giovani donne che lavorano, è necessario insistere nella sensibilizzazione. Per una donna lasciare il lavoro quando arrivano i figli, e capita con una frequenza impressionante, è molto pericoloso. La cura continua a essere un peso che la società le accolla e che la donna non discute per paura di essere considerata una brutta persona. Per questo c’è bisogno di un cambiamento culturale che coinvolga in primis il mondo femminile senza lasciare indietro il mondo maschile, che deve fare la sua parte.
Qual è l’elemento indispensabile, a suo parere, che può consentire a una donna di essere e sentirsi autonomia, non solo economicamente?
Un elemento imprescindibile per garantire alle donne un’autentica autonomia, non solo economica ma anche personale e sociale, è l’accesso all’istruzione di qualità e alla consapevolezza dei propri diritti. L’educazione consente di acquisire competenze professionali e di sviluppare un pensiero critico, strumenti fondamentali per affrontare le sfide del mondo del lavoro e della vita quotidiana. Inoltre, avere una buona istruzione aumenta l’autostima e la capacità di autodeterminazione che giocano un ruolo chiave nel permettere alle donne di compiere scelte libere e informate, senza dipendere da figure maschili o da dinamiche di potere diseguali e soprattutto di individuare e allontanare da sé la specie assai diffusa di uomini “narciso/manipolatori”, che perpetuano modelli di sudditanza psicologica che sfociano frequentemente in violenza psicologica, economica e fisica.
Che consigli darebbe alle giovani donne che si approcciano al mondo del lavoro?
Consiglierei, innanzitutto, di investire nella propria formazione continua, sviluppando competenze trasversali e specialistiche, possibilmente STEM, per essere competitive in un mercato in costante evoluzione. Essere competenti e autorevoli richiede un impegno significativo, ma aiuta ad affermarsi anche quando le condizioni esterne non giocano a favore. È, inoltre, importantissimo costruirsi una rete di relazioni professionali e, anche in questo caso, l’autorevolezza facilita sia la creazione di contatti sia l’individuazione di un mentore, che può svolgere il ruolo di guida. Infine, suggerirei di farsi sentire, di non sottovalutare l’importanza della negoziazione salariale. Anche in questo caso sapere di essere competenti aiuta a rivendicare condizioni eque e meritocratiche. Un approccio utile a loro e a tutti, perché contribuisce a ridurre le disparità di genere nel mondo del lavoro.



