OUTLANDER ovvero della LEADERSHIP
Outlander è una serie televisiva famosissima che conta milioni di fan in tutto il mondo. È una storia che ci racconta di un amore che va al di là del tempo e dello spazio (nel vero senso della parola), di Scozia, di senso di appartenenza, di ribellione e rinascita.
Ma noi ci occupiamo di risorse umane e, pur innamorandoci dei personaggi e delle loro storie, abbiamo notato come i vari protagonisti siano espressione dei diversi aspetti della leadership.
Il protagonista, l’affascinante Highlander Jamie Fraser, è, probabilmente, il personaggio che meglio interpreta l’evoluzione della leadership. All’inizio lo incontriamo come giovane laird di Lallybroch, che amministra e protegge la comunità e garantisce il rispetto degli obblighi reciproci tra laird e tenant. Ha l’autorità per farlo. Ma progressivamente accade qualcosa di più interessante: le persone iniziano a seguirlo non soltanto perché è il laird, ma perché si fidano di lui.
La sua leadership diventa particolarmente evidente nei momenti di crisi. Durante la Rising del 1745, per esempio, Jamie non si limita a impartire ordini. Cerca di dare un significato alla lotta e di creare un senso di appartenenza. La sua forza non deriva soltanto dalla posizione che occupa, ma dalla capacità di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Uno degli esempi più interessanti è quello della prigione di Ardsmuir. Jamie si trova in una situazione in cui non ha terre da distribuire. Non ha denaro. Non può offrire privilegi o ricompense. Eppure, continua a essere una figura di riferimento per gli altri prigionieri.
Come? Attraverso la dignità, la solidarietà e un insieme di valori condivisi. Quando non può più dare nulla ai suoi uomini, riesce comunque a dare loro qualcosa in cui riconoscersi. Non è più lo scambio a tenere insieme il gruppo, ma l’identità collettiva.
Completamente diversa è la leadership di Claire Fraser
Quando arriva nel XVIII secolo, non possiede praticamente nessuno degli strumenti tradizionali del potere. Non è una nobildonna. Non è una laird. Non ha un esercito né un patrimonio.
Ha però qualcosa di altrettanto importante: competenza. La medicina diventa la sua principale fonte di autorevolezza. Claire sa cose che gli altri non sanno. Conosce il corpo umano, le malattie, l’igiene e i metodi di cura. Ma soprattutto è disposta a mettere in discussione pratiche e convinzioni consolidate. La sua leadership nasce quindi dalla capacità di cambiare il modo in cui gli altri pensano.
E questo è uno degli aspetti più interessanti del personaggio: Claire non può comprare la fedeltà. Deve conquistare credibilità. La sua autorità è costruita attraverso la conoscenza, la capacità di risolvere problemi e la disponibilità ad assumersi responsabilità. È una forma di leadership particolarmente moderna, inserita in un contesto storico nel quale, per una donna, esercitare autorità pubblica è tutt’altro che semplice.
Vediamo anche gli altri leader della serie: Colum MacKenzie e Dougal MacKenzie
Se Jamie rappresenta una leadership che si trasforma nel tempo, Colum MacKenzie, zio di Jamie Fraser, Capo del Clan MacKenzie e signore di Leoch, governa attraverso regole, gerarchie, obblighi, alleanze e rapporti di potere. Il suo compito è garantire la sopravvivenza e la stabilità del clan. La sua leadership è politica, strategica e pragmatica.
Ma c’è una differenza tra ottenere obbedienza e generare motivazione.
Gli uomini possono rispettare Colum perché è il loro laird. Possono rispettarne le decisioni perché riconoscono la struttura gerarchica nella quale vivono.
Ma questo non significa necessariamente che siano disposti a seguirlo oltre ciò che il loro ruolo richiede.
Ed è proprio qui che il confronto con suo fratello Dougal diventa interessante.
Dougal MacKenzie e il potere del carisma
Dougal utilizza strumenti completamente diversi. È il guerriero, il comunicatore, l’uomo capace di accendere gli animi. La causa Stuart, la Scozia e il Bonnie Prince diventano nelle sue mani strumenti potentissimi di mobilitazione. Dougal non dice semplicemente agli uomini che cosa devono fare. Dice loro perché dovrebbero farlo.
Ma il personaggio introduce anche una questione fondamentale: il carisma non è necessariamente sinonimo di leadership etica.
Dougal dimostra quanto sia potente la capacità di costruire una narrazione capace di coinvolgere le persone, ma anche quanto questa capacità possa essere utilizzata per perseguire interessi personali. È il lato più ambiguo della leadership carismatica: una visione condivisa può unire un gruppo, ma non garantisce automaticamente che la finalità perseguita sia quella del gruppo.
La leadership più efficace? Forse quella che sa cambiare registro
La vera lezione di Outlander, però, non sembra essere che un modello sia semplicemente “giusto” e l’altro “sbagliato”.
Un gruppo ha bisogno di regole, organizzazione e responsabilità. Ma nei momenti di crisi le regole possono non essere sufficienti. Quando le persone devono affrontare paura, perdita, guerra o incertezza, hanno bisogno anche di qualcosa che dia significato alle loro azioni. Forse è proprio per questo che Jamie e Claire risultano così interessanti come leader: sanno essere pragmatici quando è necessario. Sanno stabilire regole, prendere decisioni difficili e assumersi responsabilità.
Ma sanno anche costruire relazioni, trasmettere valori e creare un senso di appartenenza.



