Dentro la gestione: Marianna Orengo: “saper risolvere i problemi senza bloccarsi fa la differenza”
Perché il problem solving è considerato una competenza chiave nel mondo del lavoro di oggi?
Credo che sia perchè il lavoro cambia molto velocemente: nuove procedure, nuovi clienti, nuovi software e soprattutto nel mio settore: amministrazione/contabilità, i problemi non avvisano mai, ahimè! Saper analizzare un problema, trovare velocemente la soluzione per sbloccare il processo e poi sistemarlo per non ritrovarsi il mese successivo con lo stesso problema è fondamentale. Le competenze tecniche sono fondamentali ma anche saper risolvere i problemi senza bloccarsi fa la differenza.
Quali sono gli errori più comuni che si commettono quando si affronta un problema aziendale complesso?
A mio avviso, gli errori più comuni sono: cercare il colpevole invece della causa, risolverlo da soli senza coinvolgere il proprio ufficio, saltare subito alla conclusione senza aver prima analizzato bene tutti gli aspetti.
Un problema complesso va analizzato bene, con l’aiuto di tutti gli uffici chiamati in causa, cercando di trovare la miglior soluzione, non la più veloce.
Come si può favorire una cultura aziendale orientata alla risoluzione creativa dei problemi?
La cultura si crea quanto tutti gli uffici lavorano alla ricerca della soluzione. Ad esempio, condividere errori e soluzioni, può aiutare tutti senza far perdere tempo a nessuno. Se è già capitato sappiamo anche come risolverlo, se lo teniamo per noi, il collega/l’azienda non è aiutato, ma frenato. Non si deve dire “no, non si può” ma piuttosto “si può, se lo facciamo così”.
Il problem solving è una dote naturale o si può sviluppare con la formazione?
Per me il problem solving è 20% indole e 80% lavoro. L’indole è quella vocina che davanti ad un problema ti fa dire “aspetta questo non torna” invece di andare avanti senza considerarlo; quella dote naturale che ti fa partire avvantaggiata – io la chiamo “curiosità” – che ti aiuta sempre, poi tutto il resto lo si impara lavorando. Bisogna aver voglia di capire come funziona il processo, il resto te lo insegna il lavoro, i colleghi e anche qualche errore che poi ti ricordi per sempre.



