Dentro la selezione: Il colloquio di lavoro nell’esperienza di Grazia Della Corte, HR Consultant.

 Quali sono gli errori più comuni che i candidati commettono durante un colloquio di lavoro?

Purtroppo, nonostante negli anni si sia intensificata l’attenzione verso il curriculum ottimale e il presentarsi al meglio ad un colloquio di lavoro, alcuni errori risultano ancora molto ricorrenti. Presentarsi a colloquio in ritardo o impreparati su ruolo e/o azienda; non fare alcuna domanda e non interagire attivamente; usare un tono svogliato, mostrare poca attenzione alle parole del recruiter rientrano, sicuramente, fra quegli errori che trasmettono poco interesse e poca motivazione verso quell’opportunità.

È bene tenere sempre presente che le aziende cercano talenti, ma soprattutto persone.

Quanto conta davvero la prima impressione in un colloquio e come si può lasciare un impatto positivo?

La prima impressione conta moltissimo perché potrebbe influenzare le valutazioni successive del recruiter per tutta la durata del colloquio. È consigliabile presentarsi ad un colloquio di lavoro con un atteggiamento propositivo e professionale e mantenerlo per tutta la sua durata. Questo crea un’interazione positiva e di reciproca fiducia.

Si stanno, realmente, evolvendo i colloqui con l’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle videointerviste?

Sono del parere che l’intelligenza artificiale, applicata alle HR, possa essere un valido strumento operativo a supporto di recruiter ed addetti alla gestione del personale ma che non possa sostituirla e, se non monitorata, possa addirittura essere controproducente. La tendenza delle aziende è di tornare ai colloqui in presenza e a più step di selezione per ovviare al crescente numero di candidati che, utilizzando strumenti di AI, potrebbero rientrare fra i migliori candidati senza averne competenze forti a supporto.

Cosa cercano oggi le aziende oltre alle competenze tecniche nei candidati?

Ogni lavoro può essere imparato e affinato, ma quello che ci portiamo dietro sempre è il nostro bagaglio umano. Le aziende ricercano, certamente, le competenze tecniche, ma cercano sempre più spesso, a volte quasi prioritariamente, le soft skill: problem solving, pensiero critico, capacità di adattarsi, di collaborare e di comunicare proattività resilienza allo stress e ai cambiamenti e tanto altro.