Dentro la gestione: “Spesso la soluzione migliore arriva da chi guarda il problema con occhi diversi”. Matilde Fazi

Perché il problem solving è considerato una competenza chiave nel mondo del lavoro di oggi?


Viviamo nell’era dell’imprevisto e saper fare problem solving è ciò che ti permette di non bloccarti quando le cose non vanno come da manuale. Il problem solving ti rende autonomo, ti permette di trovare una strada nell’incertezza ed è la nostra capacità di connettere punti distanti e intuire soluzioni che la tecnologia, da sola, non può ancora replicare.

Quali sono gli errori più comuni che si commettono quando si affronta un problema aziendale complesso?


La fretta di chiudere la questione. Spesso ci si limita a mettere una “pezza” sul problema del momento senza scavare alla radice, e così dopo poco siamo punto e a capo. Poi c’è il classico ‘si è sempre fatto così’, che ci blocca su vecchi schemi anche quando le sfide sono del tutto nuove. Ma la cosa che trovo più controproducente è la caccia al colpevole: se in ufficio si respira aria di giudizio, le persone smettono di proporre idee per paura di sbagliare e la soluzione non salta fuori.

Come si può favorire una cultura aziendale orientata alla risoluzione creativa dei problemi?

Per me tutto parte dal clima che si respira: se vuoi che le persone siano creative, devi farle sentire sicure di poter sbagliare. Se ogni errore diventa un dramma, nessuno proporrà mai nulla di nuovo per paura di esporsi. 

È necessario dare spazio al confronto. Spesso la soluzione migliore arriva da chi guarda il problema con occhi diversi. E infine, meno gerarchia e più ascolto: le idee migliori spesso non arrivano dall’alto, ma da chi sta ‘sul campo’ e vede le cose per come sono davvero. Alla fine, una cultura creativa non si impone per decreto, si costruisce dando fiducia alle persone.


Il problem solving è una dote naturale o si può sviluppare con la formazione?

Secondo me è un po’ come un muscolo: qualcuno magari nasce con una predisposizione naturale all’analisi o alla calma, ma senza allenamento non si va lontano. Quindi sì, si può assolutamente imparare!

 Non è solo una questione di talento, ma di metodo. Esistono tecniche e strumenti che ti insegnano a smontare un problema complesso in pezzi più piccoli e gestibili. Certo, la formazione conta tantissimo, ma la vera differenza la fa la pratica e, soprattutto, la mentalità: bisogna essere curiosi e non aver paura di testare strade nuove. Alla fine, più problemi affronti, più ‘occhio’ ti fai, e quella che sembra un’intuizione naturale spesso è solo il risultato di tanta esperienza e dei giusti strumenti messi in fila.