Dentro la selezione: “Siate puntuali, curiosi, disponibili” Francesca Muzul

Quali sono gli errori più comuni che i candidati commettono durante un colloquio di lavoro?

Sicuramente arrivare al colloquio con poche informazioni. Non conoscere bene l’azienda, il ruolo o il contesto è sintomo di una preparazione superficiale e scarso interesse. Inoltre, rispondere in modo troppo generico, senza esempi concreti, o a monosillabi dà l’impressione di scarsa professionalità. Non meno importante è la puntualità: avvisate sempre se siete in ritardo o, se avete cambiato idea e non avete più intenzione di svolgere il colloquio, comunicatelo senza problemi, in modo tale che il vostro o la vostera recruiter di riferimento possa riorganizzare la sua agenda per tempo.

Quanto conta davvero la prima impressione in un colloquio e come si può lasciare un impatto positivo?

La prima impressione conta davvero molto, ma non è una sentenza irrevocabile. Non c’è dubbio che il linguaggio del corpo abbia un ruolo cruciale: siate aperti, comunicate con tono sicuro, non evitate lo sguardo dei vostri interlocutori e, nel caso in cui il colloquio sia in presenza, date una bella stretta di mano all’inizio e alla fine dell’incontro. Sarebbe ottimale, a conclusione dell’intervista, porre qualche domanda sul ruolo o sulla realtà aziendale. Ricordatevi sempre che essere curiosi, chiedere, informarsi, farsi un’idea completa, è utile anche per voi, in quanto l’obiettivo finale è sempre il perfetto match tra le parti.

Come si stanno evolvendo i colloqui con l’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle videointerviste?

Negli ultimi anni i colloqui si stanno evolvendo rapidamente grazie all’introduzione dell’AI e delle videointerviste. Sempre più spesso il primo step di colloquio avviene tramite screening automatici dei CV o interviste preregistrate, in cui non c’è un interlocutore diretto. Questo richiede ai candidati maggiore capacità di sintesi, risposte ben strutturate e cura nelle parole che vengono scelte. La tecnologia cambia lo strumento, ma non il fine di chi seleziona: capire chi sei, ciò che vuoi, cosa puoi dare.

Cosa cercano oggi le aziende oltre alle competenze tecniche nei candidati?

Molto più delle sole hard skills, che servono per entrare all’interno dell’iter di selezione, ma ciò che fa la differenza è la persona. Capacità di apprendere in fretta, comunicazione efficace, problem solving, autonomia, ascolto attivo, collaborazione e proattività sono elementi sempre più ricercati. Le organizzazioni vogliono persone che sappiano crescere di pari passo con l’azienda, flessibili al cambiamento e che contribuiscano positivamente al team.