Intervista a Lisa Ciardi, Giornalista “La Nazione”
Lisa Ciardi è una giornalista che si occupa di cronaca, aziende e lavoro per le pagine de” La Nazione” e Direttrice Responsabile della Rivista Edera. Con lei parliamo dei temi che ci stanno a cuore: le difficoltà che incontrano le aziende, in questo momento storico, nel reperire i profili necessari, leadership ed altro ancora.
Lei ha una notevole conoscenza del mondo delle aziende, quali sono le difficoltà che hanno attualmente nel reperire personale?
E’ un mondo in continuo cambiamento, anche nel settore del lavoro. Basti pensare al comparto della pelletteria e della moda che, fino a un anno fa, faticava a trovare abbastanza risorse umane per le proprie necessità, mentre oggi registra continui tagli ed esuberi. A livello generale, ascoltando le aziende, viene lamentata una scarsa disponibilità verso lavori di carattere più pratico e manuale, con una maggior abbondanza di candidati, invece, per lavori cosiddetti da ufficio e posizioni organizzative. Difficile, da quello che le aziende riferiscono, anche trovare persone disponibili a coprire posti che richiedano sacrifici e disagi a livello di orari e turni lavorativi, soprattutto se non adeguatamente compensati non solo a livello economico, ma anche con un’attenzione specifica a trovare soluzioni adeguate per recuperare spazi da dedicare alla vita privata e familiare.
Quali profili appaiono, in questo momento, difficili da trovare?
Si spazia in ambiti molto diversi, dal pizzaiolo all’operaio specializzato. Credo che oggi, nel dopo Covid, la possibilità di conciliare vita privata e lavoro, ma anche la soddisfazione personale e le opportunità di crescita siano elementi centrali. Per quanto questo possa far storcere il naso a molti, sempre più spesso non si cerca “un” posto di lavoro, ma “quel” posto di lavoro che piace e gratifica. Se le proposte non soddisfano molti preferiscono attendere un’occasione migliore. E’ frequente veder bollato questo atteggiamento come una prova della mancata voglia di lavorare. Francamente non ne sono così convinta: penso che sia frutto anche di anni di pessima gestione del personale (non sempre e non in tutti i campi ovviamente) e di intere generazioni che sono uscite scottate dalla ricerca del “lavoro per il lavoro”, con sacrifici finalizzati a una successiva gratificazione che poi per molti non è arrivata. Le generazioni successive hanno inevitabilmente imparato ad avere un atteggiamento diverso: più cinico, meno disponibile, meno fiducioso, più (legittimamente) egoistico.
Quanto conta la leadership, a suo avviso, nella gestione e retention dei dipendenti?
Moltissimo. Oggi più che mai. Conta e conterà sempre più, credo, anche l’onestà intellettuale. Troppo spesso si annunciano grandi policy che sono però più scelte estetiche che etiche, più marketing che impegno vero. Un aspetto che vale tanto nelle politiche Esg quanto nella gestione del personale: sono convinta che, col tempo, sarà sempre più necessario distinguere il grano dal loglio e, in questo processo, la vera leadership diventerà ancora più strategica per rendere dipendenti e collaboratori dei veri alleati, anche e soprattutto nelle difficoltà.
Che consigli darebbe ai giovani che desiderano approcciarsi al mondo del lavoro?
Scegliere sempre per passione. Il lavoro è un tassello troppo centrale della propria vita per affrontarlo controvoglia. Oltretutto i mercati cambiano, le richieste delle aziende pure, ma se si segue la propria passione saremo sempre un passo avanti agli altri e soprattutto felici di spendere il proprio tempo a lavoro. So di andare controcorrente, ma personalmente credo anche che, quando ci sono la voglia e l’attitudine, resti tuttora una buona scelta puntare a formazione umanistica, prima ancora di specializzarsi in una formazione tecnica, che può arrivare qualche anno dopo. Viviamo in un mondo complesso e servono menti aperte e orientate, al di là del lavoro, magari prettamente tecnico, che una persona potrà poi scegliere per la vita. Ovviamente solo se le materie umanistiche piacciono e interessano perché, ripeto, seguire i propri gusti e le proprie inclinazioni credo sia sempre, in ogni contesto, la chiave non solo e non tanto del successo, ma della propria personale felicità.



