Dentro la selezione: Il colloquio di lavoro secondo Marika Barbato, HR Specialist
Quali sono gli errori più comuni che i candidati commettono durante un colloquio di lavoro?
Gli errori più comuni riguardano il comportamento, l’atteggiamento e la relazione che si instaura durante un colloquio. Mostrarsi distratti, apatici e poco interessati alla conversazione, privi d’interesse e poco curiosi rappresentano dei grandissimi ostacoli. Nello stesso tempo, un comportamento saccente, presuntuoso e spigoloso, irrigidisce il dialogo e lo rende poco fluido. Infine, molto spesso i candidati mancano di educazione, e nonostante le indicazioni ricevute, per esempio lasciano il cellulare a vista, acceso e qualche volta rispondono anche durante la conversazione: questo davvero diventa un errore che pregiudica l’intera valutazione della persona.
·Quanto conta davvero la prima impressione in un colloquio e come si può lasciare un impatto positivo?
Lo sguardo ed il comportamento -verbale e non verbale- che emergono in un colloquio conoscitivo rappresentano un primo tassello di valutazione, che lascia molte informazioni al valutatore. Durante il colloquio però questa impressione può essere completamente modificata in positivo o negativo, in base all’atteggiamento, alla comunicazione, alla relazione che si instaura. Per esperienza, la prima impressione può essere utile, ma non dovrebbe mai essere il metro di giudizio per valutare una candidatura nella sua totalità.
Per lasciare un impatto positivo consiglio di essere sé stessi, semplici e senza molte sovrastrutture, non mentire ma raccontarsi in maniera aperta e spontanea, mettendo in evidenza sia i propri successi sia le difficoltà e le criticità affrontate nella vita professionale. Mostrare consapevolezza di sé, dei propri punti di forza e delle aree di miglioramento, contribuisce a restituire una prima impressione positiva.
Si stanno, realmente, evolvendo i colloqui con l’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle videointerviste?
Senza dubbio l’AI e i nuovi strumenti applicati al mondo HR, possono aiutare, ridurre i tempi di screening e valutazione, fornire spunti e supportarci nel nostro lavoro. Anche le videointerviste sono utilissime per ridurre i tempi di spostamento o riuscire a colloquiare candidati di altre città o sedi sul territorio. Questi vantaggi, però, non dovrebbero sostituire completamente la possibilità di svolgere un colloquio in presenza quando è possibile, o il redigere un report di valutazione usando le proprie capacità: un buon equilibrio tra supporto tecnologico e competenze personali credo sia la vera chiave di lettura, per dare valore ed autenticità al nostro lavoro.
Cosa cercano oggi le aziende oltre alle competenze tecniche nei candidati?
Le competenze tecniche rappresentano solo una parte di quanto conta nella valutazione di un candidato: la componente cosiddetta soft, che racchiude una serie di innumerevoli competenze trasversali, comunicative e relazionali rappresenta a mio avviso il 60%. Sempre più spesso le aziende oggi ricercano candidati in linea con la loro visione, orientamento e valori aziendali: lì dove una competenza tecnica può essere acquisita o migliorata tramite la formazione, non si prescinde più dalla presenza di capacità e valori nei quali riconoscersi ed investire, per superare insieme le criticità e raggiungere obiettivi congiunti ed una reciproca soddisfazione.



