Dentro la Leadership: l’intelligenza emotiva in azienda secondo Manuela Spinolo, Key Account Manager
Quanto conta oggi l’intelligenza emotiva nelle dinamiche aziendali, soprattutto in relazione alla leadership e al lavoro di squadra?
Credo che l’intelligenza emotiva sia alla base di ogni relazione di successo e quindi fondamentale anche nelle dinamiche aziendali. Conoscere e saper orientare al meglio le proprie emozioni così come capire lo stato d’animo altrui permette di adottare di volta in volta lo stile di leadership più adeguato, di comunicare meglio con i propri capi e collaboratori, di agire su leve motivazionali efficaci.
In che modo le aziende possono sviluppare e incentivare l’intelligenza emotiva tra i dipendenti?
Penso che una formazione di base a tutti i livelli sia un bel primo passo. Spesso si tende a dare certe nozioni come scontate; invece, servono sempre. Poi, sarebbe carino promuovere una specie di allenamento costante, un momento di ascolto/autoconsapevolezza, ad es.: impostare un alert quotidiano sui PC dei dipendenti con suggerimenti utili.
Quali rischi corre un’organizzazione che sottovaluta l’intelligenza emotiva nei propri processi e nella selezione del personale?
Oggi si parla tanto di burn-out e di dimissionari che accrescono il turn-over delle aziende, soprattutto di quelle che non danno abbastanza peso al benessere dei propri dipendenti sul lavoro. In fase di selezione, valutare il candidato anche in base alla sua capacità di auto consapevolezza e motivazione può farci intuire come potrebbe reagire in momenti di forte stress o davanti agli imprevisti. Per contro, anche il candidato valuta l’azienda sulle stesse basi dell’intelligenza emotiva, quindi è importante, fin dall’inizio, applicare un approccio ed una comunicazione coerenti.
C’è stato un momento nella tua carriera in cui hai dovuto fare affidamento sulla tua intelligenza emotiva per affrontare una situazione difficile? Come l’hai vissuto, e cosa hai imparato?
Nella mia vita professionale ho gestito tante persone, anche molto diverse tra loro e il modo di comunicare deve cambiare in base all’interlocutore. Ho imparato che, per capire qual è il modo efficace, serve l’intelligenza emotiva. Tempo fa avevo una collaboratrice che faticava nel gruppo, sia nei risultati professionali sia nelle relazioni con me e con i colleghi. Poi ho notato che spesso, dopo una riunione, usciva sorridente, ma celando un disagio. In breve, con l’osservazione, il dialogo e capendo le sue leve motivazionali, sono riuscita a calibrare meglio la mia comunicazione, ad utilizzare un diverso linguaggio nelle riunioni, a farla sentire più protagonista nei miei messaggi ottenendo così un netto miglioramento da tutti i punti di vista.



