Dentro la Leadership: Attenzione a sottovalutare l’intelligenza emotiva. Giulia Mauro, Branch Manager
Quanto conta oggi l’intelligenza emotiva nelle dinamiche aziendali, soprattutto in relazione alla leadership e al lavoro di squadra?
Personalmente credo che conti tantissimo e che, in molti casi, sia uno degli aspetti che fa la vera differenza per i candidati nella scelta di un’azienda rispetto ad un’altra. Essere inseriti in un ambiente empatico, collaborativo, positivo e motivante permette ai dipendenti di lavorare serenamente dando il meglio di sé.
In che modo le aziende possono sviluppare e incentivare l’intelligenza emotiva tra i dipendenti?
In un’epoca, in cui si parla sempre di più di benessere personale e di benessere organizzativo,penso che la prima cosa da fare, per chi è al vertice di un’azienda, sia dare il buon esempio: promuovere un clima di ascolto, incoraggiare i dipendenti a proporre idee e nuove soluzioni. Considerare le differenze un valore e un arricchimento è un seme che, nel tempo, può dare grandi frutti.
Quali rischi corre un’organizzazione che sottovaluta l’intelligenza emotiva nei propri processi e nella selezione del personale?
Assumere una persona e inserirla in un contesto aziendale che, per sua definizione, si basa sull’interconnessione di diverse funzioni senza valutarne la capacità di: gestire i propri stati d’animo, controllare situazioni complesse, essere empatici, saper comunicare efficacemente, è un potenziale boomerang. L’organizzazione potrebbe trovarsi, adover gestire situazioni complesse in un momento successivo. Il clima aziendale è un aspetto tanto importante quanto delicato da tutelare; anche solo una persona disallineata rispetto alla filosofia aziendale può generare un effetto a cascata esponenziale.
C’è stato un momento nella tua carriera in cui hai dovuto fare affidamento sulla tua intelligenza emotiva per affrontare una situazione difficile? Come l’hai vissuto, e cosa hai imparato?
Il mio lavoro è, per definizione, basato sull’instaurare relazioni di fiducia, ascolto ed empatia. Ciò che trovo più gratificante è proprio la possibilità di collaborare con persone molto diverse tra di loro, con caratteri, profili professionali, età e aspettative totalmente diverse. Non potrei svolgere il mio lavoro neanche un giorno senza una buona dose di intelligenza emotiva.



