Dentro la gestione: Valentina Funari “Il problem solving è una dote in larga parte innata”
Perché il problem solving è considerato una competenza chiave nel mondo del lavoro di oggi?
Viviamo in un’epoca in cui la parola “multitasking” è entrata prepotentemente nel mondo del lavoro, di conseguenza anche affrontare problematiche diverse, non strettamente connesse alla propria attività lavorativa diventa chiave di successo. Avere una spiccata propensione al problem solving è un skill vincente. Secondo me, questa capacità dipende fortemente dall’individuo, se sei una persona curiosa, propositiva e positiva nella vita, questa dote è innata, al contrario, chi tende al pessimismo raramente la possiede.
Quali sono gli errori più comuni che si commettono quando si affronta un problema aziendale complesso?
Affrontare il problema come un unico blocco può complicarne la gestione; scomporlo individuando uffici e competenze coinvolte, anche trasversali, ne facilita invece la lettura e la risoluzione.
Negli ultimi anni i team di lavoro sono stati spesso utilizzati — talvolta anche abusati — per gestire decisioni di basso livello; in realtà rappresentano strumenti estremamente efficaci nella risoluzione di problemi complessi. Un’idea che inizialmente può apparire irrealizzabile, attraverso il confronto, l’ascolto e il contributo di nuove proposte, può essere progressivamente modellata fino a diventare concretamente orientata al raggiungimento dell’obiettivo.
Come si può favorire una cultura aziendale orientata alla risoluzione creativa dei problemi?
Un’azienda “illuminata” riesce a coltivare talenti in grado d risolvere problemi complessi e semplicemente essere vincente, se ogni individuo presente nell’organizzazione è parte dell’organizzazione stessa, cioè se i ruoli ricoperti dalle persone rispecchiano le proprie attitudini. Certo è che se un “creativo” viene messo ad apporre timbri o imbustare corrispondenza, non darà certo il meglio di sé. La carta vincente “oggi” è capire le attitudini dei candidati ed attribuire ruoli adatti. Un’azienda “illuminata” è capace di coltivare talenti in grado di affrontare problemi complessi e, proprio per questo, di essere competitiva e vincente. Ciò accade quando ogni individuo si sente parte integrante dell’organizzazione e i ruoli assegnati rispecchiano realmente attitudini e competenze personali.
È evidente che una persona con forte inclinazione creativa, se impiegata in attività puramente ripetitive come apporre timbri o imbustare corrispondenza, difficilmente potrà esprimere il proprio potenziale. La vera sfida oggi consiste quindi nel comprendere le attitudini dei candidati e valorizzarle attraverso l’assegnazione di ruoli coerenti e adeguati.
Il problem solving è una dote naturale o si può sviluppare con la formazione?
Come già evidenziato in precedenza, secondo il mio modo di essere il problem solving è una dote in larga parte innata, strettamente legata alla natura e alla sensibilità del singolo individuo. La formazione può certamente affinare, agevolare e rafforzare questa predisposizione, ma difficilmente è in grado di crearla o svilupparla completamente in assenza di una naturale inclinazione.



